Crowdfunding per pagarsi la maternità: il nuovo (triste) trend americano

CROWDFUNDING PERSONALE

Laura Lechettes ha 30 anni ed è un tecnico veterinario. Vive con Shawn e i loro due figli nella zona di Delaware, in Pennsylvania. Quando si è accorta di essere incinta per la terza volta, a giugno del 2015, le loro finanze erano al tracollo a causa di due riparazioni troppo costose alla macchina e alla casa. Chiedere un finanziamento alla banca era fuori discussione e anche al lavoro le cose non andavano bene: erano infatti appena cambiate le politiche per le ferie.

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È così che i due genitori hanno deciso di rivolgersi alla rete. In poco tempo, come riporta BuzzFeed, hanno raccolto 1500 dollari tramite donazioni a fondo perduto che gli sono arrivate via GoFundMe, una delle piattaforme più grandi per la raccolta di fondi a uso personale. Con i soldi che gli sono arrivati, Laura e Shawn potranno coprire alcune spese, soprattutto l’affitto, e comprare ciò di cui avrà bisogno il nuovo bambino, come pannolini e creme. Tuttavia, Laura dovrà tornare al lavoro poco dopo il parto, come molte altre madri americane.

UN FENOMENO DILAGANTE

Sul sito basta cliccare sul tasto “maternity leave” (e cioè “periodo di maternità”) per scoprire più di 1.200 richieste d’aiuto. Quella di Laura e Shawn, infatti, è una storia piuttosto comune negli Stati Uniti dove solo il 12% delle donne ha la maternità pagata. Ma c’è di più. A volte, con questa formula si chiede anche di coprire i costi di un’emergenza, come una visita specialistica per il bambino.

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Se è vero che pagano meno tasse e hanno salari più alti, è anche vero che molto pochi riescono a mettere dei soldi da parte per coprire economicamente questo importante momento della vita. Ecco perché sempre più coppie si stanno rivolgendo al crowdfunding e sempre più piattaforme offrono servizi di questo tipo: oltre a GoFundMe anche GiveForward, YouCaring e “Generosity” (formalmente IndieGogo Life).

Gli analisti si aspettano che in tutto il crowdfunding (di tutti i generi) aumenti sensibilmente. Noi speriamo che, invece, almeno per quanto riguarda la maternità e la cura dei figli, si possano trovare delle soluzioni alternative.

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