Ho sbagliato a punire mia figlia a tavola? La risposta dell’esperta

punire a tavola giusto o sbagliato

PUNIZIONI A TAVOLA

«Creare un clima sereno a tavola; non usare il cibo per premiare o punire; non costringere i bambini a finire tutto quello che hanno nel piatto, chiedendo piuttosto che si regolino quando si servono; riproporre un cibo almeno 10 volte… ». Sono alcuni dei suggerimenti che Serena Costa, psicologa dell’infanzia a Trento, ha dato ai genitori per favorire un buon rapporto tra i bambini e il cibo.

LEGGI L’ARTICOLO: Come favorire un buon rapporto con il cibo, le regole della psicologa

E proprio in merito a questo articolo, recentemente ci è arrivata una richiesta da parte di un lettore che qui pubblicheremo in forma anonima e a cui Serena Costa ha poi risposto:

Buongiorno, avrei da proporvi un dubbio che abbiamo io e mia moglie in merito ad una punizione che in un’occasione ho dato a  nostra figlia di cinque anni.

Fermo restando che condivido pienamente con il vostro articolo, ho obbligato mia figlia a mangiare metà salsiccia che si è servita da sola in più.
La situazione era questa: eravamo ospiti da amici e nel vassoio c’erano tutte mezze salsicce. Tutti, anche mia figlia, ci siamo serviti da soli prendendo ognuno la nostra porzione e il vassoio torna al centro del tavolo, davanti a mia figlia con poche salsicce. Mentre sta mangiando ancora la prima porzione, mia figlia, forse imitando altri che prendono le ultime salsicce oppure pensando che finissero, si serve nuovamente prendendosene un’altra metà. Tutto questo senza alcuna nostra interferenza.

Mia figlia si sta alzando dal tavolo senza finire quello che aveva nel piatto, al che io le chiedo se ha finito di mangiare. Lei risponde di sì perché si sente piena. Ribatto: “e la salsiccia che hai ripreso?” Lei risponde che ora non le va più. Io le dico di sedersi e di finire quello che ha ancora nel piatto, anche perché ha tolto quella porzione ad altri che avrebbero potuto mangiarla. Tutto questo ce lo siamo detti a bassa voce nell’orecchio, per non farci sentire dagli altri e non metterla in imbarazzo. Lei comunque ubbidisce, anche se di malavoglia, si siede e finisce di mangiare la salsiccia.

Tornati a casa mia moglie dice che ho sbagliato e che non avrei dovuto punirla costringendola a finire la salsiccia e mi fa vedere il vostro articolo dicendomi che “non si usa il cibo per dare punizioni”. Io invece penso di aver fatto bene a costringere mia figlia a “subire le conseguenze di una sua decisione”.

Premetto che mia figlia mangia correttamente, non si abbuffa. Cerca di mangiare solo quello che più le piace, ma penso sia normale, anche io facevo così da piccolo. Solo ultimamente sta avendo questi comportamenti insoliti e avendo paura che quello che c’è sulla tavola non le basti cerca di “assicurarselo”. So che anche questo comportamento porrebbe essere normale, che però vada in qualche modo corretto.

E questa è la risposta dell’esperta, Serena Costa:

Nella scena che ha raccontato quello che leggo nel suo intervento è il desiderio di insegnare a sua figlia l’importanza di non sprecare il cibo e l’importanza di considerare anche gli altri prima di servirsi del cibo a disposizione, tutti valori importanti da trasmettere.

La modalità forse è ciò che ha messo in discussione sua moglie. Secondo me, se ha costretto realmente la bambina a finire tutto, pena delle conseguenze, non è un intervento adeguato perché, come dicevo nell’articolo, l’obiettivo è insegnare un buon rapporto con il cibo e non un rispetto assoluto di un valore del genitore, seppur valido.
È vero che è importante aiutare i bambini a prendersi la responsabilità dei propri comportamenti, però è possibile comunque trasmettere questi importanti valori senza ricorrere a delle punizioni, facendoli riflettere in un secondo momento sull’importanza di quei valori e sulle conseguenze del loro comportamento.

Nella situazione specifica, forse sarebbe stato più utile un intervento prima, cioè nel momento in cui la bambina si stava servendo nuovamente. Per esempio, chiedendole se sentiva di avere effettivamente una fame tale da riuscire poi a finire tutto quello che si sarebbe trovata nel piatto. La regola su questo argomento inoltre, piuttosto che porla nei termini “Si mangia tutto quello che ti sei presa nel piatto” sarebbe meglio porla in questo modo: “Prima di servirti ancora devi aver terminato quello che hai nel piatto”.

Questo lo dico in generale. Però da psicologa dell’infanzia dico anche che è importante chiedersi il motivo per cui una bambina si comporta in un certo modo. Se ha paura di rimanere senza cibo forse sarebbe più utile discutere di questo che chiederle di finire per forza quello che ha nel piatto.

Serena Costa psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)
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