Come gestire i risvegli notturni dei bambini: i consigli dell’esperta

Avete adagiato da poche ore il pargolo di un anno nel suo candido lettino e vi state godendo un attimo di pace o meglio ancora state per infilarvi voi stessi nel pigiama caldo, quando il bambino si risveglia. Una scena quasi da film horror, che chi ha bambini soggetti a risvegli notturni conosce bene. Ma come si affrontano al meglio, senza abdicare alle meritate ore di riposo e soprattutto alla sanità mentale? Lo abbiamo chiesto a Gabriella Dellisanti, esperta di sonno dei bambini e fondatrice del metodo “Resleeping” che ha permesso a tantissimi bambini (e soprattutto a tantissimi genitori) di vivere la notte nel modo giusto, ovvero trascorrendola a dormire.

COSA FARE QUANDO UN BAMBINO SI SVEGLIA LA NOTTE

Cosa fare quando un bimbo si sveglia la notte: accertato che non è per questioni di salute (come la febbre), come lo si affronta? Come lo si riaddormenta al meglio?

“Prima di dirvi cosa fare vorrei dirvi cosa NON fare se un bambino si sveglia di notte. Il bambino non va mai lasciato piangere e non va mai lasciato piangere da solo, con la speranza che si addormenti dopo ore di pianto. Questo perché il pianto del bambino è il suo unico modo di comunicare ed esprime un bisogno che va sempre considerato, ascoltato e compreso. Pertanto in caso di risveglio notturno il bambino va preso in braccio e consolato fino a quando smette di piangere, considerando che non appena sarà tra le braccia di mamma o papà, molto probabilmente si calmerà e smetterà di piangere. A questo punto si ripete la fase di addormentamento. Tutto questo però non garantirà un sonno continuativo del bambino fino al mattino, ma è molto probabile che si risvegli dopo qualche ora per più volte. Quindi il problema si sposta dal “Cosa fare quando un bimbo si sveglia tutta la notte” a “Come fare per evitare che si svegli tutta la notte”. Da questo momento in poi i genitori vanno aiutati e guidati a comprendere i veri motivi del risveglio e migliorare la qualità del sonno del bambino andando a lavorare più sulla fase di addormentamento che sulla fase di risveglio, che è sempre una conseguenza”.

COME PREVENIRE I RISVEGLI NOTTURNI DEI BAMBINI

Come prevenire i risvegli notturni, ovvero che cosa fare durante il giorno (che routine seguire) che sia conciliante per il sonno notturno?

“Secondo la mia esperienza il modo migliore per prevenire i risvegli notturni è proprio quello di impostare una buona routine durante giorno e di inserire un rituale di addormentamento la sera. Una buona routine potrebbe essere quella di osservare lo schema “pappa, gioco, nanna”, in modo tale che il bambino possa riconoscerlo e sentirsi sempre al sicuro sapendo quale sarà lo step successivo, ovvero l’addormentamento. Oltre ad una buona routine è necessario però impostare due elementi che suggerisco sempre nel mio metodo ReSleeping®, che sono una buona comunicazione e un buon rilassamento necessari per poter attivare l’addormentamento autonomo. Dove per addormentamento autonomo non s’intende che i genitori abbandonano il bambino e vanno via, ma aiutano il bambino ad apprendere una propria modalità di addormentamento, costruendo insieme a lui un’azione spontanea che lo porterà ad addormentarsi serenamente. Un buon addormentamento riduce sensibilmente la frequenza dei risvegli notturni, nonché la durata dei risvegli”.

IL BAMBINO DI 2 ANNI SI SVEGLIA DI NOTTE PIANGENDO: GLI ATTEGGIAMENTI DA EVITARE

Quali sono gli atteggiamenti da evitare e le false credenze sul tema?

“Se la premessa è quella di creare una routine giornaliera, sicuramente un atteggiamento da evitare è quello di avere delle giornate tutte diverse, cambi di luoghi frequenti, orari di pappa e di nanna sempre diversi. Si può cambiare luogo di addormentamento ma associandolo sempre alla stessa modalità. Per i genitori non significa dover rinunciare a tutto, ma significa creare una routine giornaliera che può essere interrotta di tanto in tanto nei weekend o durante le vacanze, che significa una pausa per i genitori e una nuova variabile per il bambino. La falsa credenza è che esiste un metodo di addormentamento unico e uguale per tutti i bambini. Questo non è assolutamente vero, in quanto ogni bambino è diverso, unico nel suo genere e ogni famiglia ha la sua storia che la caratterizza. Esistono bambini vivaci ed eccitabili, bambini sensibili, irritabili, prevedibili ed altri ancora, per questo è necessario costruire una modalità di addormentamento nuova per ogni bambino, partendo ovviamente da dei principi di base del metodo uguali per tutti”.

LA ROUTINE DELLA BUONANOTTE PER I BAMBINI

Che routine della buonanotte è consigliata? (bagnetto, canzoncina, carrillon?)

“La routine aiuta a ridurre i tempi di addormentamento e rende tutto più facile per mamma e papà, perché per il bambino si sente sicuro dentro la routine e diventa collaborativo nella fase di addormentamento. Secondo il mio metodo la routine della buonanotte inizia dopo la cena con una fase di gioco attivo del bambino con mamma e papà per circa 15 minuti. Poi si passa al cambio pannolino e subito dopo al giro dei saluti che consiste nel salutare una serie di persone, oggetti, giocattoli etc… in diverse stanze. Il giro dei saluti è esso stesso un rituale e soprattutto un percorso di rilassamento da compiere prima entrare fisicamente nel lettino. Dopodiché con una sola luce notturna, e una musica di
sottofondo, si passa all’addormentamento vero e proprio. Tutto questo processo aiuta il bambino in quello che io definisco addormentamento autonomo. Queste sono categorizzazioni generiche, ma poi bisogna lavorare sulla famiglia”.

 

Chi è Gabriella Dellisanti

Gabriella durante il suo lavoro da educatrice ha quella che definisce “un’illuminazione: tutti lavoravano sui bambini ma io ho pensato che fosse necessario lavorare sulle famiglie, a casa loro. Sono entrata in punta di piedi: il mio obiettivo era rendere i genitori autonomi, insegnare loro un metodo in modo che non dipendessero da me”. Ha incominciato ad osservare il sonno dei bambini e ora è nove anni che lavora quasi solo su questo. Ora c’è un sito e un gruppo chiuso di Facebook: “Una scuola virtuale pensata per i genitori che non possono venire a fare un corso”, a cui ci si può iscrivere.

 

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