Come vivere bene l’allattamento

come allattare bene

VIVERE BENE ALLATTAMENTO

L’allattamento è, nella vita di una neomamma, un momento molto delicato: questo gesto, che all’apparenza è semplice e naturale, è invece carico di attese, proiezioni e ansie da prestazione che possono trasformarlo in un’esperienza anche molto complessa.

Lo sanno le mamme che hanno un bimbo piccolo: ovunque vadano la prima cosa che chiedono estranei, amici o parenti è: “prende il tuo latte”? E se la risposta è “sì” allora ti guardano come fossi una brava madre (anche se la frase dopo, in genere, è “e le basta? Ne hai a sufficienza?”); al “no” devi avere pronta una buona giustificazione, altrimenti vieni subito bollata come una madre degenere.

SECONDO ME: Come sopravvivere con un neonato

Da queste esperienze e da quelle delle mie compagne di percorso incontrate al corso pre-parto, ho cominciato a chiedermi come mai ci sia tutto questo interesse nei confronti dell’allattamento e perché sia un tema così delicato.

«L’allattamento e la maternità, in generale, toccano radici profonde all’interno di ognuno di noi e ci riportano in modo per lo più inconscio alle modalità di accudimento che abbiamo vissuto o visto attuare da bambini e in età adulta nelle persone significative per ognuno di noi – spiega il gruppo ostetriche Corso di Laurea in Ostetricia, Università degli Studi di Milano-Bicocca –. Come la maternità viene vissuta dipende molto dai valori che la società nella quale si è immersi le attribuisce e dal tipo di sostegno che riceve».

L’allattamento «è il primo contatto tra la mamma e il bambino fuori dall’utero: un atto carico di significati simbolici che in qualche modo rappresenta la qualità della relazione tra i due. Se allatti sei ritenuta una brava mamma perché metti a disposizione il tuo corpo per nutrire e far crescere tuo figlio» aggiunge Manuela Genchi, psicoterapeuta cofondatrice di Helpingmama.

ALLATTAMENTO ESPERIENZE

Il percorso di ogni mamma è diverso e ognuna si è trovata – da subito – a fare delle scelte. C’è chi non ha avuto il latte fin dai primi giorni, chi ha provato ad allattare e non ci è riuscita, chi nonostante molti sforzi ce l’ha fatta e chi c’è riuscita da subito senza alcun problema.

La mia esperienza è stata tutto sommato positiva. Prima di allattare mia figlia avevo soltanto delle fantasie: temevo che non avrei avuto latte e poi che non ne avrei avuto abbastanza. Invece, è andato tutto bene e ho potuto allattarla anche oltre il momento dello svezzamento.

PER ESSERE PREPARATE: Quello che alle future mamme non dicono

Durante il percorso, però, mi sono ritrovata più volte a fare delle scelte. A quattro mesi, quando aveva ricominciato a svegliarsi ogni due ore, ho cominciato a darle un po’ di latte artificiale. Oltre ai risvegli notturni avevo l’esigenza di assentarmi per qualche ora alla settimana e tirarmi il latte era diventato un incubo (non riuscivo a fare una dose in un solo giorno); così, la pediatra mi ha detto che, se era necessario, potevo darle un po’ di formula.

La prima reazione è stata un fortissimo senso di colpa: avevo ancora stampata in testa la slide che ci avevano dato la corso preparto “La trappola dell’aggiunta”, in cui si sconsigliava di dare anche solo in parte il latte in polvere perché altrimenti il bambino non si sarebbe più attaccato al seno, compromettendo il buon esito dell’allattamento.

Per fortuna, però, nel mio caso è andato tutto bene: mia figlia ha continuato a prendere il seno e anche il biberon senza problemi. E continuo ad allattare ancora ora a tre mesi di distanza. Ma è stato un processo complesso e c’è voluto molto tempo per arrivare a un equilibrio.

ALLATTAMENTO OPINIONI

La cosa più importante è ricordarsi che ognuno è diverso e ha una storia a sé, differente da quella degli altri. «Ciò che può essere utile per me, può essere impensabile per un altro. Ma l’importante è rispettare le esperienze differenti, evitando di giudicare o sentirsi giudicate – suggerisce Manuela Genchi –. Ogni mamma deve fare ciò che sente essere il meglio per se stessa e per il suo bambino e la persona con cui confrontarsi è il proprio compagno, non altri».

Non è certo facile: basta guardare le discussioni su internet in merito all’allattamento prolungato, all’addormentamento, al cosleeping, o allo svezzamento. «Come in molte altre situazioni, anche nel percorso nascita e accudimento dei bambini vi sono sempre opinioni contrastanti portate avanti a volte con molta enfasi e talvolta con scarso-nessun rispetto delle opinioni differenti dalle proprie… Le scelte fatte dalle donne vanno sempre rispettate: ognuna fa del proprio meglio nelle condizioni in cui si trova in quel momento» riprende il gruppo ostetriche del Corso di Laurea in Ostetricia, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

DOMANDE E RISPOSTE: 8 domande e risposte sui neonati

Il problema è quando diventa madre una donna vive un momento di fragilità in cui comincia ad avere mille dubbi: «dovresti fidarti del tuo istinto ma non è per nulla semplice. Provi una o l’altra filosofia che ti è stata consigliata, ma magari non corrisponde a chi sei tu e lì arrivano i problemi – aggiunge Genchi –. Se non si è convinti di ciò che si fa, i risultati sperati non arrivano».

Le posizioni più intransigenti, da una parte o dall’altra, di solito arrivano dalle donne più insicure: «perché nessuna è convinta di essere una madre perfetta». Per sconfiggere i propri dubbi le mamme si uniscono in sistemi chiusi (ad esempio le community online) scagliandosi contro chi la pensa diversamente da loro. In questo modo, la loro idea si rafforza e l’insicurezza diminuisce.

ALLATTAMENTO NELLA STORIA

È poi anche una questione di “mode”, come si legge nel libro “L’amore in più” di Elizabeth Badinter, nel ‘700:

“In nome delle buone maniere l’allattamento fu dichiarato ridicolo e disgustoso […] Madri, suocere e levatrici sconsigliano la giovane madre di allattare perché il compito non è abbastanza nobile per una vera signora”.

“Nel 1789, nella capitale (Parigi, ndr), dei ventunomila bambini nati ogni anno, appena mille vengono allattati dalle madri, mille da una balia a domicilio. Tutti gli altri; ossia diciannovemila, sono mandati a balia”.

E non è un caso che il grande movimento odierno pro allattamento nasca come risposta a un periodo in cui, tra gli anni ’80 e ’90, il latte artificiale sembrava la panacea di tutti i mali.

«Come in ogni cosa, sono gli estremismi a non andare bene. La via di mezzo, invece, cioè ciò che è giusto per il singolo individuo a seconda delle sue esigenze è sempre la scelta migliore» aggiunge Genchi.

SUPPORTO ALLATTAMENTO

Ciò che può essere di aiuto «è informarsi già in gravidanza sull’allattamento e sulle pratiche ospedaliere che possono essere di aiuto o di ostacolo allo stesso. Ciò comporta la scelta consapevole di un luogo del parto che, rispettando la fisiologia della nascita, sostenga efficacemente l’avvio dell’allattamento» proseguono le ostetriche dell’Università Milano-Bicocca.

IL PASSO SUCCESSIVO: Come iniziare lo svezzamento, istruzioni per l’uso

Anche la preparazione nel campo dell’allattamento dei professionisti che si incontreranno dopo la dimissione può avere molta influenza sulla sua durata: «ecco perché è importante che la mamma raccolga il più possibile delle informazioni da fonti affidabili e prive di conflitti di interesse. Sul sito di Unicef si può trovare l’elenco degli Ospedali e Comunità riconosciuti “Amici dei Bambini” (e delle loro mamme)».

Scelte consapevoli rendono più sereno questo momento, riducendo i sensi di colpa, e dando la possibilità alle donne di affrontarlo nel modo migliore per loro. Ciò comprende anche la decisione di non allattare, di allattare per un certo periodo, di dare l’aggiunta, di non smettere di allattare oltre all’anno del bambino e via dicendo. Perché ognuno è diverso e la diversità arricchisce.

Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, cogli l’occasione per comprendere.
(Pablo Picasso)

Facebook Comments
scriptsell.neteDataStyle - Best Wordpress Services