Come trasmettere le regole ai figli: il vademecum della psicologa

In una società sempre più frenetica e ipertecnologica sono tanti i dubbi che assalgono i genitori, soprattutto in questi ultimi anni in cui i modelli culturali cui la famiglia fa riferimento sono destinati a seguire linee in continua evoluzione. A molti genitori è successo di soffrire per la personalità troppo fragile dei propri figli. Oppure, al contrario, preoccuparsi per i loro modi aggressivi nei confronti degli altri. È molto importante insegnare ai bambini, sin da piccoli, ad assumere un atteggiamento costruttivo, che permetta loro di non essere passivi e di manifestare le proprie idee e convinzioni senza imporsi a ogni costo. In questo cammino educativo che coinvolge tanto “i grandi” quanto “i piccoli”, un libro può aiutare a fare chiarezza: si tratta di “Genitori positivi, figli forti”, edito da Erickson e scritto da Rosa Angela Fabio, psicologa,  professore associato di Psicologia generale presso l’Università degli Studi di Messina e presidente dell’Associazione Italiana di Potenziamento Cognitivo.

Come trasmettere il rispetto delle regole ai figli

Uno dei primi passi per avere “figli forti” è quello di trasmettere loro delle regole:

“Acquisire le regole vuol dire diventare delle persone costruttive, significa avere alle spalle una sensazione di sicurezza e non di dispersione o di assenza di punti di riferimento”  spiega Rosa Angela Fabio, psicologa e autrice del libro. “E’ come se esse rappresentassero i binari entro cui canalizzare le energie: senza i binari il treno può andare ovunque e può anche deragliare”.

Tuttavia, trasmettere le regole in maniera che vengano effettivamente recepite non è sempre una passeggiata: abbiamo chiesto alla dottoressa Fabio un vademecum che mamma e papà (ma anche zie e nonni) possono sempre tenere sottomano.

1. Esprimere le regole al positivo

Molto spesso nella vita quotidiana sentiamo frasi come “Non picchiare tuo fratello”, “Non mancare di rispetto alla nonna”, “Non ti alzare dalla tavola”… Questa modalità espressiva fa concentrare involontariamente l’attenzione su ciò che viene dietro il “non…”.
L’esprimersi al positivo aiuta a focalizzare l’attenzione su ciò che deve essere fatto e non su ciò che non deve essere, aiuta pensare ed agire positivamente, permettendo così l’aumento della consapevolezza nelle proprie capacità di fronte a situazioni nuove.
Perciò se vogliamo comunicare al nostro bambino di non picchiare il fratello in nostra assenza, sarà meglio dirgli di prestare i suoi giochi al fratello o di giocare con lui con il telefono o con le figurine. Un altro esempio: la frase “Non mancare di rispetto alla nonna” è espressa al negativo e pone l’accento sul comportamento da non tenere, su ciò che viene dopo il non; al contrario la frase “Quando la nonna arriva, offrile i pasticcini e falla accomodare” dà rilievo al comportamento desiderato e adeguato.

2. Essere sintetici e non parlare troppo

Se parliamo troppo nel dare le regole induciamo un meccanismo che si chiama “assuefazione”: la ripetizione continua e uniforme di un comportamento fa sì che l’atto stesso non venga più appreso. Quindi se continuiamo a dire a nostro figlio di pulire la cameretta, magari dicendogli anche che è il solito disordinato…eccetera, rischiamo di farlo assuefare e di fargli virtualmente “chiudere” l’accesso alle orecchie già dal momento in cui noi cominciamo a parlare. L’alternativa è dare le regole con dolcezza e fermezza, senza lamentarsi dei comportamenti che il bambino ha manifestato nel passato. Perché solleciti un comportamento, quindi, la regola deve contenere solo le informazioni pertinenti e inequivocabili. Deve descrivere azioni in modo operativo, focalizzare l’attenzione sull’aspettativa e non essere vaga.

3. Essere concreti

Capita spesso di sentire frasi riassuntive in cui diciamo ai nostri figli: “Devi essere più buono, non essere aggressivo…rispetta la sorellina…tieni in ordine i fiori nella tua stanza” Cosa vuol dire esattamente “bontà…aggressività….rispetto…”? Questi
termini hanno un range semantico così ampio, che spesso anche per noi adulti rimandano a referenti semantici diversi da persona a persona. E’ meglio dunque che le regole vengano espresse in modo molto concreto. “Gioca con i tuoi giocattoli, se desideri quelli di tua sorella, chiediglieli”, “Essere buono vuol dire aprire la porta alla nonna quando arriva, aiutarla a salire le scale…”, “Quando vedi Roberto gioca con lui al computer…”, “Innaffia i fiori”, etc.

4. Dare le regole nel momento giusto

A volte quando un bambino si è appena comportato male, nel dargli una punizione gli ribadiamo quali sono le regole che avrebbe dovuto seguire. Per esempio il bambino ha spinto la sorellina minore e noi proprio nel dargli uno schiaffo gli diciamo che bisogna voler bene alla sorellina, che può essere pericoloso spingerla…Ora, qualsiasi comportamento neutro (regola) sia ripetutamente associato ad uno stimolo spiacevole o piacevole, tende ad assumere le caratteristiche dello stimolo a cui è stato ripetutamente associato. Se le regole vengono trasmesse in contesti in cui stiamo rimproverando i nostri figli per averle disattese, l’atmosfera del rimprovero si trasferirà anche alla regola. Tornando allo schiaffo di prima, esso provoca dolore e rabbia che, associato ripetutamente all’idea di voler bene alla sorellina, renderà difficile lo sviluppo di un grande affetto nei confronti della sorellina stessa, anzi. L’alternativa positiva è parlare delle regole nei momenti piacevoli, quando si sta bene insieme, mentre si sta giocando…

5. Dare poche regole

Questa ultima considerazione è relativa al fatto che tendiamo a dare molte regole contemporaneamente, anzi più i nostri figli tendono a disattenderle più aumentiamo il numero delle stesse, come se bastasse darne di più perché loro le seguano meglio.
Una buona norma generale è quella di limitare il numero di regole a un massimo di 4 o 5. Stabilire un numero limitato di regole consente infatti di aiutare i nostri ragazzi, soprattutto quelli con livelli di attivazione interna molto alti, a focalizzare l’attenzione su ogni singola regola e interiorizzarla più facilmente.

6. L’importanza della coerenza fra i genitori

Succede talvolta che i due genitori non abbiano la stessa visione della vita o la stessa visione dell’educazione dei propri figli. Spesso  uno dei due si assume il ruolo di persona più normativa e l’altro di una persona più permissiva. In fase evolutiva e soprattutto nei primi anni, è molto difficile per i bambini comprendere la relatività dei vari punti di vista. Se le fonti di emissione di informazione più importanti danno due versioni diverse, allora le regole stesse sono discutibili. Talvolta una conseguenza ulteriore è che quando i bambini trovano difficile seguire le regole e uno dei due genitori si è imposto, imparano ad andare dall’altro in modo che il secondo dica loro di lasciar perdere. E così i bambini stessi imparano a usare i genitori con idee e pareri diversi. I ragazzi hanno bisogno di regole sicure , non di messaggi discordanti. Se proprio non accettiamo ciò che pensa il partner delle varie situazioni, diciamoglielo mentre siamo da soli, non davanti al bambino. Naturalmente, dove le condizioni lo consentono, l’ideale sarebbe che i ragazzi
trovassero le stesse regole a casa e dai nonni o a casa e a scuola. Altrimenti a volte si verifica un atteggiamento dissociato da parte dei ragazzi, ad esempio a casa sono impeccabili e scuola sono dei terremoti o il contrario.

7. Essere costanti

Anche la costanza infine è importante. Una volta valutata l’importanza di una regola, è utile ritenerla tale anche quando siamo stanchi o annoiati. Altrimenti il figlio tenderà a rimetterla a sua volta in discussione. La costanza nel tempo è utile all’interiorizzazione. Una regola viene interiorizzata quando è osservata abitualmente. Infine va qui ricordata la funzione della regola come fondamento saldo della persona. Se viviamo in un contesto in cui l’ambiente è prevedibile e si ripete, tendiamo a non disperdere inutilmente energia; per i bambini in crescita questo è molto importante, e avere dei punti di riferimento decisi dà loro più forza e più carica. Tutto ciò viene incontro alla questione, richiamata nell’introduzione a questo capitolo, della riduzione dell’entropia dell’ambiente. Riassumiamo ora quanto detto fino a questo punto con un questionario di autovalutazione.

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