Quando iniziare a preoccuparsi se un bambino non parla

Quando iniziare a preoccuparsi se un bambino non parla

QUANDO INIZIARE A PREOCCUPARSI SE UN BAMBINO NON PARLA

Quando dovrebbero iniziare a parlare i bambini? E come valutare se c’è un ritardo nel linguaggio o il bimbo è semplicemente «pigro»? Sono interrogativi che spesso i genitori si pongono e che possono provocare anche molte ansie.

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Per questo abbiamo chiesto aiuto ad Arianna Montagni, pedagogista, pedagogista clinico, mediatore familiare: «Lo sviluppo del linguaggio permette di condividere il proprio mondo e accedere al mondo altrui. Le teorie che spiegano i processi dello sviluppo sottolineano ognuna importanti presupposti (*):

  • la presenza di meccanismi innati stimolati da ascolto e contatto con la parola;
  • l’esistenza di sviluppo cognitivo che sottende l’acquisizione linguistica e l’agire sulla realtà precede la comprensione;
  • l’interazione con il contesto sociale: si impara dentro la relazione con le persone significative; è un “intervento” fatto di correzioni, parole e frasi ripetute con sintassi semplice, enfasi telematica, giochi di routine… e di “desiderio” di comunicare, condividere e partecipare a situazioni interattive».

A CHE ETÀ PARLA UN BAMBINO

Gli esperti evidenziano come lo sviluppo del linguaggio sia graduale: un percorso che porta a un progressivo aumento delle capacità espressive. «La competenza verbale matura si dovrebbe raggiungere intorno ai tre anni:

  • Da forme pre-verbali pianto, sguardo, sorriso passeranno alla scoperta di suono e ritmo della lingua giungendo quindi a vocalizzi e lallazione e altre sperimentazioni del suono;
  • Dalla relazione madre-bambino, alla relazione triadica (inserimento di un oggetto) e dentro tale relazione troveranno espressione tappe importanti come i gesti deittici (che cioè esprimono un’intenzione comunicativa), le proto-parole, l’aumento progressivo del vocabolario e della sintassi fino a raggiungere la comunicazione intenzionale per soddisfare e appagare i bisogni personali».

Per comprendere lo sviluppo del linguaggio di un bambino, fattori predittivi importanti sono: «la presenza di un buon sistema fonologico, associato a un buon controllo degli organi fono-articolatori; il passaggio continuo e progressivo dalle diverse fasi dello sviluppo del bambino».

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Altri fattori protettivi per lo sviluppo del linguaggio sono: «l’attaccamento con la madre; la stimolazione familiare e sociale; la presenza di fratelli, sorelle o altri bambini; lo stile linguistico e di interazione del genitore (**)».

Porre attenzione allo sviluppo del linguaggio è fondamentale. «L’età di tre anni è l’indicatore che si deve tenere in considerazione per compiere una distinzione tra “parlatori tardivi” e possibili difficoltà del linguaggio – spiega Arianna Montagni –. Le conseguenze che nel tempo un ritardo può comportare per il bambino possono essere importanti, sia in termini relazionali, comportamentali che, successivamente, nei processi di apprendimento in ambito scolastico».

RITARDO LINGUAGGIO QUANDO PREOCCUPARSI

Ma quali sono i campanelli d’allarme a cui bisogna prestare attenzione (***)?

  • a 12 mesi, se il bambino mostra difficoltà di comprensione del linguaggio;
  • a 24 mesi se il bambino produce meno di 10 parole e ha difficoltà di comprensione;
  • a 30 mesi se produce meno di 50 parole e non inizia a combinare insieme due parole, per esempio: “voglio palla!” e ha difficoltà di comprensione.

«Un linguaggio non adeguato per l’età, la difficile gestione del bambino che tenderà a essere particolarmente fisico per fronteggiare la mancanza del linguaggio, le preoccupazioni del pediatra che rileva uno sviluppo rallentato sono campanelli che suggeriscono una valutazione specialistica» conclude l’esperta.

(*) L.Camaioni, P. Di Blasio, Psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna, pp.120-124, 2002
(**) Ibid., pp13 8
(***) http://www.ospedalebambinogesu.it/disturbi-specifici-del-linguaggio#.Wm3vdtTOVdi

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