Perché è importante giocare

perché è importante giocare

PERCHÉ È IMPORTANTE GIOCARE

Da sempre ogni genitore compie scelte che influiscono sulla crescita dei propri figli e anche il gioco rientra nel fare educativo. Ma perché è importante giocare?

«Il gioco è indispensabile nella vita di un bambino (e non solo). Con cognizione l’adulto sceglie il giocare che meglio aiuta suo figlio a diventare grande. Eppure, nella giungla delle “offerte” si rischia di trasformare il gioco in una gabbia educativa. Dunque, è necessario compiere una riflessione sul gioco per evitare che questo accada» dice Arianna Montagni, pedagogista e pedagogista clinica, mediatrice familiare.

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1. Il gioco è relazione

La vera natura del gioco, è la relazione. «Ogni gioco può essere efficace se messo dentro una cornice relazionale – prosegue l’esperta –. Lo sviluppo delle capacità del bambino non sono dunque il risultato del gioco in sé, ma sono dipendenti dal processo, dall’interazione tra il piccolo e l’ambiente che ha intorno».

Oggi, purtroppo, l’attenzione è spesso troppo focalizzata sull’oggetto gioco, la sua struttura, il contesto in cui si sviluppa e i materiali con cui è fatto: «Ci si chiede come proporre, usare, scegliere, allestire spazi e giochi; quali materiali usare, se la plastica, il legno, il feltro, o i prodotti naturali; o ancora se lasciare il gioco libero o guidarlo. Sono tutti quesiti significativi, che però talvolta allontanano l’attenzione dal valore che il gioco ha in rapporto alla relazione».

2. Il gioco allena alla vita

Da parte del bambino l’impegno al gioco è fisiologico e allena all’esistenza. «Il piccolo non gioca per giocare, non è un atto semplice e fine a se stesso. Un esempio è il bambino con il rocchetto di legno, la palla che scompare sotto uno straccio: quello stupore nella sparizione e l’eccitazione della riapparizione sono le emozioni tramite cui il bambino impara a reggere il vuoto dell’assenza della mamma. Giocare mette nelle condizioni di sopportare la realtà e passare dall’individuale al sociale».

3. Il gioco soddisfa i nostri bisogni

Il gioco permette di soddisfare alcune pulsioni – come quella della competizione, del diventare altro da sé, o anche della perdita momentanea della propria stabilità fisica – che sono proprie di ogni essere umani fin dall’infanzia. «Giocando si agiscono queste impulsi all’interno di un contesto protetto. In assenza di tale contesto, però, tali istinti possono assumere forme degenerative che aprono a pericolose gratificazioni» avverte Montagni.

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Come soddisfare la natura del giocare

Cosa si deve fare nel quotidiano? «Creare spazio. Togliere tutto ciò che appesantisce, che intrappola. Bisogna invece dare semplicità al gioco e al giocare. Soprattutto a casa dobbiamo allontanarci “dall’istituzionalizzazione del gioco”. Giocare deve diventare un’attività dinamica: un equilibrio tra la stabilità e il cambiamento, ordine e disordine, organizzazione e decostruzione. Non deve essere un’attività caotica, confusa e chiassosa, ma libera per poter dare spazio alla fantasia interna del bambino, all’espressione dei suoi bisogni, personali e non attivabili dall’adulto. Quindi non è tanto importante con che cosa gioca ma come gioca e se quel “come” soddisfa i suoi bisogni di crescita e le sue pulsioni interne».

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