Perché (e come) leggere Cenerentola, tra cenere e luce

CENERENTOLA FIABA

“Sala-cadula, megica-bula, bibbidi-bobbidi-bù! Fa la magia, tutto quel che vuoi tu…”. Con questo ritornello io e mia sorella ci siamo cresciute, e scommetto che per molti e molti di voi è stato lo stesso. Cenerentola, nella versione di Walt Disney, dalla sua uscita nelle sale – era il lontano 1950 – ha accompagnato generazioni di bambini, caratterizzata dal buffo e grassoccio topino Gas Gas, dal malefico gatto Lucifero, dalla matrigna con il suo sguardo di pietra, dalle sorellastre imbranate e sgraziate, e soprattutto dalla sua protagonista, a volte così esasperatamente buona quanto bella da far irritare lo spettatore. “Gliene fanno di tutti i colori: perché Cenerentola non si arrabbia mai?”.

Cenerentola e la Matrigna, in un celebre momento del film Disney

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Ieri sera ho conosciuto Tiziana Luciani, psicoterapeuta autrice del saggio “E corrono ancora“, ispirato a “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, che affronta la psicologia femminile dall’infanzia fino alla maternità, ricco di esperienze, testimonianze, ricordi ed esercizi da replicare. Tiziana da anni si impegna nella cura e nel sostegno delle donne, occupandosi tra l’altro di narrazione e di fiabe.

Sono arrivata all’appuntamento con il mio taccuino pensando di dover prendere semplicemente appunti sui diversi livelli di lettura di una fiaba che mi ha accompagnata per tutta l’infanzia. Invece sono tornata a casa con qualcosa di più: la “mia” fiaba di Cenerentola. È un oggetto, fisico, che adesso è proprio qui, sulla scrivania con me. Un vassoio di cartone che raccoglie cenere, brillantina luminosa, macchie di colore, disegni, parole. Il risultato dell’incontro (inaspettato) di arteterapia a cui ho partecipato, condotto da Tiziana Luciani e ispirato a “Luoghi del desiderio. Percorsi di individuazione personale” di Matilde Morrone Mozzi (Cittadella Editrice, Assisi, 2002). Libro che consiglio a chi volesse approfondire i temi che leggerete, appena tracciati, di qui a poco.

CENERENTOLA, LA CENERE E LA LUCE

Di Cenerentola esistono, al mondo, ben 345 versioni. La più antica, tramandata oralmente, ha origine in Cina. La prima versione scritta, invece, è in napoletano: figura ne “Lo cunto de li cunti“, la raccolta di 50 fiabe di Giovan Battista Basile, edita nel Seicento. La versione cinematografica di Walt Disney riprende invece quella di Charles Perrault.

CENERENTOLA PERRAULT

Tiziana Luciani ha letto, a voce alta, la fiaba di Perrault e ha indicato, a noi partecipanti, di sottolineare nel frattempo dieci parole: cinque precedenti e cinque successive al momento spartiacque della narrazione, quel “Finalmente il gran giorno arrivò“, la frase che suddivide il momento della “cenere” – periodo dell‘introspezione, nel quale la protagonista è protetta dal mondo, quasi invisibile, rannicchiata nella cenere del focolare –  da quello del “ballo della festa“, che rappresenta la luce, l’ingresso nel mondo, il mostrarsi a se stessa e agli altri.

LA SCARPETTA, SNODO DELLA STORIA

La scarpa è il cuore della narrazione, lo snodo essenziale: rappresenta la perdita ma anche il cambiamento. È soltanto perdendola, e poi ritrovandola, che Cenerentola può uscire dal suo cantuccio di cenere. A proposito, vi siete mai accorti che neppure alla fine della storia è svelato il vero nome della protagonista?

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Dopo aver messo da parte le proprie dieci parole, la seconda parte dell’incontro è consistita nella rappresentazione visiva (della fiaba? della propria interpretazione della stessa? di quegli stessi elementi riportati dentro la nostra personale esistenza?) con pastelli di cera, gessetti, colla, brillantina, pennarelli, cenere (vera, palpabile, raccolta da una brace reale), con la possibilità di riportare nella propria creazione anche le parole selezionate in principio, da quelle di Perrault. “La scarpetta è lo snodo della storia“, Tiziana ha ricordato. Poi, mezz’oretta per comporre ciascuno il proprio “quadro”.

CENERENTOLA FIABA PER BAMBINI

“Le altre cenerentole – Il giro del mondo in 80 scarpe” (Sinnos)

Dalle tante scarpette a disposizione (tratte da un’illustrazione del volume “Le altre cenerentole. Il giro del mondo in 80 scarpe“) ho scelto quella, per me, più femminile ed elegante: un sandalo dal vertiginoso tacco a spillo! Poi, quasi senza pensare, mi sono armata di gessetti colorati e ho usato i colori freddi, ho disegnato le lacrime della protagonista, “bella” e “buona“. Con la cenere ho fatto un mucchietto in un angolo, un cumulo piccolo ma consistente e ci ho messo accanto la “fatica” che Cenerentola ha dovuto sopportare nella prima parte della storia.

Il resto del mio quadro si è colorato di giallo, arancio, rosso, di “GIOIA” e di “PERDONO“, scritti a caratteri grandi (di averli usati, me ne sono resa conto dopo). Prima di completare il tutto ci ho messo la luce, usando la brillantina: tanta, dorata, nel momento del “Gran Ballo”, e un bel po’ anche nella fase dell’introspezione, argentata. “Stesso colore della cenere”, mi hanno fatto notare. Sì, ma pur sempre luce.

CENERENTOLA TESTO

Qui c’è la versione di Charles Perrault di Cenerentola (qui, se preferite, con testo a fronte in francese e italiano). Provateci anche voi: selezionate le vostre dieci parole, create il vostro “quadro”. E poi, per un po’, fermatevi a guardarlo.

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