Genitori contro i troppi compiti a casa: giusto o sbagliato?

CONTRO I TROPPI COMPITI A CASA

Proprio ieri Ponyo mi ha girato la storia di una mamma di Milano che ha giustificato la figlia per non aver fatto i compiti, scrivendo sul suo diario: «Gentili maestre, Mariasole non ha potuto studiare storia perché dopo 8 ore di scuola, dalle 17 alle 19.30 ha dedicato il suo tempo libero restante ad attività ricreative e sportive».

Così ci siamo chieste: sebbene il punto di vista della mamma possa essere in parte condivisibile, il modo in cui lo ha espresso non sarà diseducativo per la figlia? Mettendo in discussione il ruolo delle maestre di fronte a Mariasole e a tutta la sua classe non finirà per sminuire il ruolo degli educatori?

È questo oggi un tema molto delicato e sentito nelle scuole italiane e nel rapporto tra insegnanti e genitori. Alle medie avevo una professoressa che sveva spesso accessi d’ira nei confronti degli studenti: mi diede tre note di disattenzione, una per ogni anno di scuola. Mia madre, tutte le volte, nonostante sapesse della condizione dell’insegnante, non contestò mai la sua decisione. Certo, ne parlò poi con gli altri professori e genitori, ma io ebbi sempre l’idea che si dovesse rispettare l’autorità. Oggi, invece, gli equilibri paiono essere cambiati.

Prove di scrittura (fonte: Instagram)
Prove di scrittura (fonte: Instagram)

Ecco che allora ho pensato di condividere quanto ho letto in una nota per la stampa del Centro Medico Santagostino e che esprime bene il mio pensiero: «In una scuola a tempo pieno otto ore in classe dovrebbero essere sufficienti per offrire al bambino gli strumenti necessari all’apprendimento. Alla secondaria, invece, sono utili per acquisire autonomia di lavoro. Ma le decisioni e la responsabilità riguardanti i compiti appartengono agli insegnanti» ha detto Velia Bianchi Ranci, psicologa e psicoterapeuta esperta in età evolutiva.

«Le decisioni riguardanti i compiti sono degli insegnanti, e degli insegnanti rimane la responsabilità del loro corretto svolgimento – ha continuato –. Ai genitori spetta tutto il lavoro necessario a creare ogni giorno le condizioni che permettono ai figli di mettere le loro energie al servizio degli apprendimenti, supportarli nelle difficoltà che incontrano, comunicare con gli insegnanti per un confronto utile a conoscere reciprocamente aspetti importanti della vita del bambino».

LEGGI ANCHE: Come farsi aiutare in casa dai figli: i consigli dell’esperta

Diverso il discorso per la scuola secondaria, inferiore e superiore, dove il tempo pieno di fatto non esiste: «Gli adolescenti – ha spiegato la dottoressa – dovrebbero aver acquisito una discreta autonomia di lavoro, e una capacità di elaborazione concettuale che giustifica la richiesta degli insegnanti di completare a casa un lavoro di approfondimento degli argomenti presentati in classe. I compiti possono aiutare i ragazzi a scoprire che cosa li interessa e che cosa no, ad organizzarsi e ad assumersi la responsabilità del proprio successo o insuccesso. I genitori possono affiancare i figli in questo lavoro, se ne hanno la possibilità, come interlocutori affidabili, capaci di dare del tempo per risolvere dubbi, ascoltare preoccupazioni, suggerire soluzioni, e molto altro».

E voi, cosa ne pensate?

#Grimilde

Facebook Comments
scriptsell.neteDataStyle - Best Wordpress Services