Bebè a costo zero: una guida per accudire al meglio il bambino, senza spese superflue

BEBÈ A COSTO ZERO

Una famiglia spende in media più di 6500 euro nei primi 12 mesi di vita di un bambino. A dirlo è l’Osservatorio Federconsumatori, che delinea una situazione drammatica, che dà un’ulteriore spiegazione al fenomeno della bassa natalità nel nostro Paese. Una spesa così alta, infatti, può risultare proibitiva per molte coppie, soprattutto in un periodo di crisi come questo.

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«Nessuno vuol far mancare niente al proprio piccolo – spiega Giorgia Cozza, autrice del libro Bebè a costo zero e di Bebè a costo zero crescono, che sta per essere presentato a Fa’ la cosa giusta a Milano –. Ma la domanda è proprio questa: cos’è il meglio per il nostro bambino? E se tutto ciò di cui ha bisogno non fosse in vendita nei negozi specializzati per l’infanzia?».
Una domanda legittima e forse la risposta può essere anche liberatoria.

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BEBÈ A COSTO ZERO

BEBÈ A COSTO ZERO GIORGIA COZZA

«Non sono pochi i genitori che hanno scoperto qualcosa che la pubblicità cerca di farci dimenticare: per far felici i propri bebè e rispondere ai loro bisogni, quelli veri, non serve metter mano al portafogli – svela la scrittrice –. Già, perché nella maggior parte dei casi, mamma e papà sono la risposta. Tra le braccia dei genitori il neonato trova tutto quello di cui ha bisogno: affetto, rassicurazione, contatto e stimoli per un corretto sviluppo sensoriale».

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Insomma, ciò che è importante per il bambino, nei primi mesi di vita, è il contatto, il contenimento e la rassicurazione. In altre parole, ha bisogno della sua mamma e anche del suo papà.

BEBÈ A COSTO ZERO È POSSIBILE

  1. Alimentazione. Partiamo dalle esigenze primarie del bebè. Il bisogno di nutrirsi: «il latte di mamma – dice Giorgia – è l’alimento specie-specifico per il bambino, unico, ineguagliabile, eco-compatibile e… a costo zero!».
  2. L’igiene. «Gli esperti lo confermano, per prendersi cura della pelle del bebè l’ideale è… l’acqua! E nel bagnetto, se si vuole, un po’ di amido di riso, lasciando negli scaffali i mille flaconi colorati di shampoo, bagno schiuma, colonia e salviettine umidificate, potenzialmente allergizzanti e altamente inquinanti» continua l’autrice.
  3. Pannolini. «Gli usa e getta incidono in modo pesantissimo sul bilancio familiare, inquinano dal primo stadio della lavorazione a mezzo secolo dopo che sono stati gettati, e non sono la soluzione ideale per la pelle delicata del bebè – sostiene l’esperta –. I pannolini di stoffa sono un’alternativa economica (fatto l’acquisto iniziale si risolve il capitolo pannolini anche per i figli successivi), ecologica e soprattutto confortevole e sana per il bimbo».
  4. I giocattoli. «L’ambiente domestico è una fonte inesauribile di divertimento e scoperte stimolanti. Lasciando da parte box, recinti e girelli, ma creando un ambiente il più possibile sicuro e a misura di bimbo, ecco che il piccolo potrà lanciarsi alla scoperta del movimento, dello spazio, della realtà che lo circonda – spiega la scrittrice –. E al posto dei giochi tutti luci e suoni, il cestino dei tesori con semplici oggetti di uso domestico, un bel mestolo di legno da battere sul fondo di un pentolino, una bottiglietta colma di fagioli secchi o bottoni, una palla… I bambini si divertono più così, che con tanti giocattoli super moderni che non lasciano spazio alla fantasia (premere un tasto non è giocare!)».

Dunque, non è sempre vero che per accogliere un neonato è necessario spendere migliaia di euro. «Siamo noi a decidere – incalza Giorgia Cozza –. Sono le nostre scelte a fare la differenza».

Bebè a costo zero si chiude proprio così, con una frase fatta apposta per farci pensare: “Perché l’unico bisogno universale di ogni bambino è quello di essere amato. L’amore è la risposta. Una risposta che ci renderà tutti più felici. A costo zero”.

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