Insuccesso scolastico: come comportarsi con i figli? Risponde la psicologa

INSUCCESSO SCOLASTICO

A scuola i bambini hanno l’incubo del brutto voto: quando sono protagonisti di un insuccesso scolastico può capitare che neghino l’accaduto, che tengano tutto per sé per le più svariate ragioni. Oppure può succedere, al contrario, che tornino a casa e si confidino con il genitore. Quali sono gli atteggiamenti più corretti che l’adulto può assumere quando si trova per la prima volta di fronte a questa situazione con il proprio figlio? Lo abbiamo chiesto a Caterina Polopoli, psicologa psicoterapeuta, phdstudent in “Formazione pedagogico-didattica per gli insegnanti” per l’Università degli Studi di Palermo presso l’Università Kore di Enna – dipartimento di Scienze Umane e Sociali.

Partiamo dal caso che il bambino non racconti di aver avuto un fallimento a scuola: come comportarsi?

L’ingresso alla scuola primaria rappresenta l’inizio di una nuova fase, il bambino pian piano sperimenterà una percezione diversa del mondo reale d’ora in poi più simile a quella dell’adulto. In questa fascia d’età, quando un bambino racconta una bugia, compare l’intenzionalità. È importante però non etichettare il bambino come un impenitente bugiardo e bisogna sempre tenere in considerazione cosa lo abbia spinto a celare la veritàLa menzogna infatti, può nascere da due differenti direzioni: da un lato la ricerca di approvazione, dall’altro il desiderio di indipendenza. Il primo aspetto, è dettato dal desiderio di non deludere la mamma e il papà. La seconda motivazione è invece quella che spinge il bambino a sottrarsi al controllo dell’adulto. Spesso l’adulto cerca di avere un controllo totale sulla vita del figlio, il che può spingere quest’ultimo a cercare una via d’uscita, la bugia.

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Da cosa la mamma o il papà possono capire che il bambino sta mentendo?

Esistono delle piccole “tecniche” (ovviamente senza pensare di trasformarsi in agenti segreti). Chi mente, molte volte, ripete la domanda che gli è stata posta prima di dare una risposta, temporeggia perché sta pensando a cosa dire e come dirlo. Spesso, inoltre, il “bugiardo” non è in grado di ricostruire la sequenza dei fatti partendo dalla fine.
Vi sono poi alcuni segnali corporei che possono dirci se chi abbiamo davanti mente o meno: accavallare le gambe, ancor più spesso incrociare le braccia o mangiare nervosamente le unghie, sono segnali di nervosismo e chiusura, e indicano che l’ansia nella persona è alta, perciò c’è qualcosa che non è chiaro.

INSUCCESSO SCOLASTICO CAUSE

Una volta scoperta la bugia, come deve agire l’adulto?

Se il bambino nasconde un brutto voto bisognerebbe prima di tutto capire perché; se ha preso un brutto voto perché non ha studiato, è un conto, se invece non ha capito la lezione, è un altro. Il calo di rendimento può dipendere da tante cause: difficoltà di concentrazione e attenzione, paura di non essere all’altezza, problemi di inserimento tra pari.
I genitori innanzitutto dovrebbero cercare di non sottovalutare l’impegno che la scuola richiede ai loro figli e cercare di comunicare a questi fiducia nelle loro capacità cercando così di non minare la sicurezza in loro stessi.
In genere atteggiamenti esclusivamente punitivi e critici non servono a molto: chi sbaglia ha certamente bisogno di una sanzione, le regole esistono e vanno rispettate ma il tutto senza tralasciare il “fattore” comprensione. Un brutto voto, o un qualunque insuccesso, spesso fa vacillare le certezze dei genitori, ma una buona soluzione per superare l’accaduto è sedersi, fianco a fianco, e cercare di capire insieme cosa non ha funzionato.

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INSUCCESSO SCOLASTICO E AUTOSTIMA

Se invece il bambino torna a casa e racconta il fallimento, in che modo va accolto?

Quando un figlio arriva a casa con un brutto voto, la prima domanda che spesso si pone un genitore è: “In cosa ho sbagliato?” e la reazione scomposta alla infelice notizia va dal mettere in castigo, all’urlare, al punire oltremodo il proprio figlio. Per quanto la rabbia e la delusione possano prendere il sopravvento bisogna cercare di capire per bene l’accaduto e se lo scarso risultato ottenuto dipenda da un poco approfondito studio o da altre motivazioni. Allentare quindi un po’ la presa e smontare nel bambino l’idea di essere bravo a tutti i costi.
Bisogna precisare ai figli e ricordare come genitori, un tempo bambini, che l’importante non è prendere voti alti tutti i giorni, ma impegnarsi al massimo. Il bambino deve sentire di essere amato anche quando “imperfetto”, quando commette errori, quando prende un brutto voto.
L’idea di primeggiare sempre e comunque procura stress nel bambino, si rischia così di sortire l’effetto contrario e di compromettere davvero, prima o poi, il rendimento scolastico.

Un ultimo caso: come comportarsi se si apprende dell’insuccesso scolastico del figlio dal docente?

È normale per mamma e papà desiderare che il figlio sia bravo a scuola e certamente scoprire, parlando con un docente, che quest’ultimo ha volutamente nascosto un brutto voto può rappresentare una delusione. Anche in questo caso prima di tutto bisogna capire cosa non ha funzionato.
L’atteggiamento migliore per un genitore è quello di porre domande del tipo “Cosa ti succede?”, “Che ne pensi?”. Inizialmente ci si troverà a dover gestire il totale rifiuto del bambino a rispondere alle nostre domande, ma potrebbe essere necessario tollerare oggi questa chiusura sperando in una apertura domani. I genitori con questo atteggiamento di attenzione, e non di prediche e rimproveri, mostreranno al proprio figlio che sono interessati a parlare con lui e non contro di lui. Con pazienza e dedizione prima o poi il dialogo maturerà.

E se l’eventualità non si è mai verificata, è consigliabile parlarne al bambino come possibilità che potrebbe accadere?

Quello che consiglio è di evitare frasi quali “non mi deludere, mi raccomando” perché non motivano lo studente bensì lo caricano di ansia e di aspettative; essere bravi a scuola diventa lo specchio che riflette la bravura dei genitori. Piuttosto, bisogna fare in modo che i bambini, poi ragazzi, si sentano realmente motivati: la riuscita scolastica richiede impegno e i figli devono essere responsabilizzati in questo senso, ma per essere e sentirsi motivati devono capire che si studia per se stessi e non per fare felici i genitori.

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