La funzione del cibo nelle favole spiegata da un’esperta

FAVOLE SUL CIBO PER BAMBINI

In “Cappuccetto rosso” il cibo è uno dei motori portanti della storia: il pretesto che dà inizio a un cambiamento importante. Proprio perché deve portare il cesto di vivande alla nonna, la bimba inizia il suo viaggio dentro al bosco. In “Hansel e Gretel”, invece, il cibo è rappresentato come un tranello: i due fratellini devono mangiare tanto per ingrassare e nutrire ancor meglio la strega cattiva. Ma anche nella “Bella addormentata nel bosco”, in “Pollicino” e ne “La principessa sul pisello” il cibo ha una valenza importante.

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«Il rapporto della fiaba con il cibo è costante: non ci sono quasi fiabe dove non si consumi cibo, dove non si parli di cose da mangiare – racconta Rosa Tiziana Bruno, scrittrice e sociologa –. Sul piano sociale, il cibo rappresenta il denaro, ma nelle fiabe è anche premio, festa, tranello, prova, incantesimo. Ma soprattutto, il cibo comunica e segnala le disuguaglianze contro cui lottare».

IL MANGIARE NELLE FAVOLE

E ancora oggi, le ingiustizie passano attraverso il cibo. «Nel Nord del mondo ci viene sottratto nel momento in cui lo consumiamo senza conoscerne la storia o quando il lavoro ci impedisce di consumarlo lentamente, insieme ai nostri cari – continua l’esperta –. Nel Sud del mondo, invece, accade che venga sottratto quando le industrie impongono cosa consumare e cosa coltivare».

È poi anche cambiato il modo in cui consumiamo il cibo: «Spesso i piccoli hanno un alfabeto culinario semplicistico, impoverito, trasmesso a suon di spot pubblicitari e gadget scintillanti – evidenzia Bruno –. Sono abituati a consumare un cibo senza storia e senza geografia, senza luoghi e tempi (se non quello della data di scadenza); un cibo che esce dai sacchetti, dalle scatole, dalle confezioni, già pronto, con i polli senza penne e piume e con le zampe intrecciate, in una vaschetta avvolta da pellicola».

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Una povertà linguistica, ma anche affettiva, perché il cibo è anche una metafora dell’amore. «I genitori sono sempre più assenti per lavoro e si va diffondendo un tempo e un modo del mangiare “individualista”, ognuno per sé: quando si ha fame, si apre il frigorifero ed è fatta! In alcuni casi, poi, i cibi raccontano il bisogno dei grandi di risarcire i piccoli con zuccheri e calorie tese a sostituire carezze e calore affettivo. I bambini, a loro volta, pretendono ricompense sotto forma di cibo perché ingurgitare può placare per un attimo l’ansia e “colmare” vuoti» sottolinea l’autrice de “I ladri di favole”.

Le fiabe parlano di tutto questo, aiutando a riflettere e mettendo in scena ciò che accade anche nelle vite dei piccoli: «Le fiabe sono affollate di padri che non sanno come sfamare i figli, di madri che, con crudele realismo, ne propongono l’allontanamento dalla famiglia; di poveri che chiedono un tozzo di pane, di viandanti in cerca di osterie, di occhi affamati, di streghe voraci, di re mangioni».

RICETTE DELLE FAVOLE

Sono tante le ricette che vengono proposte nelle storie. E spesso la loro preparazione è descritta nei minimi dettagli. Ad esempio, in “Brodo di stecchino” di Andersen è riportata questa:

INGREDIENTI

  • mezza casseruola d’acqua Sale
  • 4 rametti di rosmarino
  • qualche goccia di acquavite

PREPARAZIONE

Lavate bene i quattro rametti di rosmarino. Strappate da uno solo le piccole foglie, a forma di aghetti verdi, e raccoglietele a parte. Portate ad ebollizione l’acqua e aggiungete sale a piacere. Immergete nell’acqua i tre rametti di rosmarino interi e poi la manciata di foglie aghiformi messe da parte in precedenza. Fate bollire ancora un po’, quindi spegnete il fuoco e togliete i rametti. Aggiungete le gocce di acquavite e servite in tavola ben caldo.

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