Come prevenire anoressia e disordini alimentari nei bambini: i consigli della psicoterapeuta

COME PREVENIRE ANORESSIA

Quando i bambini fanno i capricci davanti al cibo, spesso alle mamme o chi per esse scattano in primis i nervi e in secondo luogo la preoccupazione che il bambino sia inappetente o che nasconda chissà quale disagio. Per vivere quanto più serenamente possibile questo momento del pasto, ed educare i figli ad un sereno rapporto con il cibo – una delle basi di come prevenire l’anoressia e i disturbi alimentari in generale – ci viene in aiuto un volume: “Mangio o non mangio, i disordini alimentari e i bambini” pubblicato da Mondadori.

Una delle autrici, Aurora Mastroleo (che l’ha scritto assieme a Pamela Pace) ha estrapolato per noi una decina di consigli da applicare per chi ha bambini dai sei anni in su e che si trovano ad andare alle elementari – e al primo confronto con la temuta mensa.

PREVENIRE ANORESSIA BAMBINI

“E’ necessario fare due premesse introduttive. L’entrata nella scuola spesso comporta un nuovo e diverso incontro con il “pasto sociale”, generalmente inaugurato nella scuola dell’infanzia – ci racconta Aurora Mastroleo, Psicoterapeuta, Vice Presidente dell’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus – Questo aspetto scandisce un nuovo passaggio del lungo percorso di separazione psicologica del bambino dai propri oggetti d’amore. Quindi è utile ricordare che per potersi sedere serenamente alla tavola dell’altro (rappresentata dalla mensa scolastica) ed accettare ciò che viene offerto, mamma, papà e figlio devono prima potersi fidare per affidarsi al nutrimento che viene dall’altro. Inoltre i pasti sono il momento privilegiato della vita dei bambini che coniuga affettività e disciplina: dunque diventano molto presto un “teatro” del particolare rapporto che il bambino stabilisce con le regole, i limiti che genitori a casa e le maestre a scuola propongono e fanno valere.

LEGGI ANCHE: Disegnare per alleviare le ansie dei bambini malati

PREVENZIONE ANORESSIA E BULIMIA

Ecco dieci consigli:

  1. E’ importante prima di tutto aver cura del rapporto di fiducia di genitori e i bambini con l’istituzione scolastica che offre e imbandisce la tavola per i bambini e nel contempo sostenere i piccoli e meno piccoli nel faticoso incontro con la frustrazione che le regole sociali delle mensa comportano. Risposte di rifiuto e di diffidenza del bambino rispetto al cibo possono riguardare la momentanea difficoltà del piccolo ad accettare le norme educative, a tollerare la frustrazione che esse comportano.
  2. Ricordare che nell’età scolare i bambini hanno anche bisogno di “soggettivare” il rapporto con il cibo, cioè di esprimere i propri gusti e i criteri di sazietà e vedere riconosciute tali esigenze.
  3. Il compito educativo, anche nell’ambito dell’alimentazione, richiede sempre tre ingredienti fondamentali: rispetto, ascolto e fermezza.
  4. E’ bene evitare utilizzi impropri e distorti del cibo e dell’atto alimentare (ricattatori, intimidatori…) che possono contribuire a alterarne il significato e a spingere il bambino a sua volta ad impossessarsi del rifiuto alimentare come strumento di potere e di ricatto.
  5. Ricordare che il comportamento alimentare si impara grazie al comportamento imitativo. E’ importante quindi dare il buon esempio anche a tavola, a casa come a scuola.
  6. Mostrare il senso che l’adesione alle regole della tavola comporta perché rispettarle non è solo una questione di ubbidienza ma anche un modo per mettere ordine e trasmettere valori. La distribuzione dei posti, la scansione dei tempi della tavola, la diversificazione di pietanze e portate, così come il rispetto dei turni di parola tra i commensali hanno un significato importante che è utile trasmettere.
  7. Valorizzare la dimensione conviviale della tavola, trasmettere il piacere che deriva dal cibo e dalla relazione. Stare a tavola può essere un piacere se l’adulto riesce a mostrare che è sia un modo per stare e confrontarsi con gli altri, sia un’occasione per assaporare e scoprire i molteplici gusti dei cibi e soddisfare la fame. Suggeriamo quindi di non presentare mai la tavola ai bambini né come un atto rituale noioso, né come un ingozzamento dando piuttosto valore alla sua natura di appuntamento con gli altri e con il cibo. Come tutti gli appuntamenti della vita familiare e sociale del bambino, anche per la tavola c’è un’attesa, ma anche qualcosa che si ripete e qualcosa di nuovo.
  8. Nella vita domestica è utile fin dall’inizio includere una terza persona nell’offerta alimentare. Questo contribuisce a evitare il rischio di un’esclusività del “corpo a corpo” tra mamma e figlio, che può esasperare e/o rendere più faticosa la necessaria separazione.
  9. L’atmosfera familiare durante i pasti incide notevolmente sulla disponibilità dei bambini nei confronti dell’atto alimentare e contribuisce a fare della tavola quotidiana un buon incontro per i bambini; quindi è opportuno evitare di fare dell’incontro a tavola l’espressione sistematica dei conflitti famigliari o dei rimproveri.
  10. E’ utile, almeno ogni tanto, cucinare insieme ai propri figli ed essere il più possibile presenti durante i pasti anche perché rappresenta un’occasione per avvicinare i bambini al valore della tradizione alimentare, e cioè al significato rituale e simbolico che sono una cornice fondamentale del cibo e dell’atto alimentare. Anche questo aiuta a evitare quindi di fare del pasto famigliare un veloce “scongelamento” del cibo, uno “scodellamento”, o uno spoglio fast food.
Facebook Comments

Lascia un commento

scriptsell.neteDataStyle - Best Wordpress Services